giovedì 24 maggio 2018

CCF / Moneta Fiscale: aggiornamento del progetto - Maggio 2018

Ormai è una consuetudine… due volte all'anno il progetto base viene aggiornato sulla base dei dati e delle previsioni più recenti elaborate dal Ministero Economia e Finanza.

Ecco qui la versione più recente (grazie anche a Francesco Chini per la consueta collaborazione informatica).

lunedì 21 maggio 2018

L'attuale "sentiment" italiano nei confronti della UE


E ancora di più, nei confronti dei suoi corifei locali che sfortunatamente ci hanno governato, in particolare dal 2011 a oggi.

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the Pursuit of Happiness.

That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just power from the consent of the governed.

That whenever any Form of Government (e a maggior ragione il tentativo di creare una sovrastruttura che pretende di esercitare funzioni di governo senza esserlo) becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient causes; and accordingly all experience hath shewn that mankind are more disposed to suffer, while evils are sufferable than to right themselves by abolishing the forms to which they are accustomed.

But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same Object evinces a design to reduce them under absolute Despotism, it is their right, it is their duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future security.

Si ringraziano per la collaborazione Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin.


giovedì 17 maggio 2018

Pillerate


Ovviamente, sono quasi sempre in profondo disaccordo con le affermazioni dell’ultrarigorista Tobias Piller, corrispondente per l’Italia della Frankfurter Allgemeine Zeitung.

Capita però che in questo video (a 8'40")  dica una cosa completamente omogenea a quanto ho sostenuto in molte occasioni: ovvero, che nel 2011-2012 la Germania ha accettato che la BCE garantisse il debito pubblico dei vari paesi dell’Eurozona – e in particolare, quello italiano - a condizione che il debito medesimo cessasse di incrementarsi.

Il progetto CCF centra perfettamente questo obiettivo. Il debito viene bloccato e le azioni espansive necessarie per riportare l’economia italiana a corretti livelli di occupazione vengono effettuate emettendo titoli che non rientrano nel Maastricht Debt, e che – soprattutto – non richiedono alcuna garanzia da parte della BCE.

La garanzia infatti deriva dall’utilizzabilità dei CCF a fini fiscali. Se poi l’Italia esagerasse con le emissioni, diventerebbe in pratica difficile (o più esattamente, richiederebbe tempi più lunghi) utilizzarli, il che ne svaluterebbe il valore nel periodo intercorrente tra assegnazione e utilizzo. Ma non si verificherebbe un default. E peraltro, i margini perché questo eccesso di emissioni in pratica non avvenga mai sono amplissimi.




martedì 15 maggio 2018

Trattati UE, non c'è nulla da rinegoziare


Ieri mattina il governo M5S – Lega sembrava in rampa di lancio, ieri pomeriggio si è ripiombati in una situazione di stallo. Nel frattempo è stata “bruciata” la candidatura di Giulio Sapelli: perché Luigi di Maio punta ancora alla carica di primo ministro per sé stesso (ipotizza qualcuno); perché Mattarella lo giudica troppo esplicitamente euroscettico (sostengono altri).

Il problema di fondo, tuttavia, va al di là delle persone, ed è quello dei vincoli UE, in particolare con riferimento alla finanza pubblica e alla conseguente possibilità – o meno – di attuare azioni di espansione della domanda e di rilancio dell’economia.

Ribadisco per l’ennesima volta che porre la questione in termini di “rinegoziare o non rinegoziare i trattati” non ha alcun senso. Il rinegoziato richiederebbe tempi lunghissimi anche se ci fosse la volontà di sedersi al tavolo. Volontà che, al contrario, è totalmente assente: questa è la posizione dei paesi nord-eurozonici. Che non piaccia, lo comprendo. Che sia chiara ed evidente da sempre, è insensato (nonché sterile) negarlo.

L’azione del futuro governo italiano, se vuole essere efficace nel rilancio economico del paese, non può che essere unilaterale. Di conseguenza, le possibilità rimangono due.

La prima è la rottura.

La seconda deriva da un attento studio dei trattati e dall’aver identificato che la variabile non incrementabile (nella misura necessaria alla ripartenza dell’economia) non è il debito genericamente inteso, ma il Maastricht Debt: il debito finanziario da rimborsare in euro, quello soggetto al rischio di non essere rifinanziabile (se non a condizioni inaccettabili).

I trattati dicono questo, il che lascia aperta la via per risolvere l’impasse: introdurre uno strumento finanziario nazionale – come la Moneta Fiscale, in particolare nella forma dei Certificati di Credito Fiscale – che (1) non rientra nel Maastricht Debt (2) può essere emesso direttamente dallo Stato italiano, e (3) costituisce un mezzo di pagamento e, nello stesso tempo, una riserva di valore.

Questa seconda possibilità può essere implementata con rapidità ed efficienza, non viola nessun accordo e non richiede alcuna revisione dei trattati. Alcuni l’hanno definita un “aggiramento”, altri addirittura un inganno. Ma non è niente di tutto questo.

Se per andare da A a B posso percorrere un’autostrada oppure una superstrada, e se per una qualsiasi ragione l’autostrada è bloccata, non aggiro e non inganno nessuno prendendo la via alternativa. Nessuna persona dotata di un minimo di raziocinio affermerebbe il contrario.

Se non ci fosse il blocco, prenderei l’autostrada e risparmierei magari dieci minuti su un tragitto di un’ora. Il blocco invece c’è, ma per fortuna esiste un altro tragitto. Dove sta il problema ? conta arrivare a destinazione.


lunedì 14 maggio 2018

"Collocare il debito pubblico": l'inaccettabile "giustificazione" dell'austerità


“Il deficit va ridotto perché altrimenti i mercati non ci comprano il debito pubblico”: questo è il leitmotiv costante nella comunicazione di Banca d’Italia, di Confindustria, dei media paludati eccetera.

Lasciamo, per un momento, da parte il fatto che la solvibilità e l’affidabilità del debito pubblico italiano dipendono solo dalla garanzia della BCE, l’emittente degli euro (moneta in cui quel debito è denominato): come si è visto nel luglio del 2012, quando tre parole di Mario Draghi (il whatever it takes) hanno abbattuto lo spread ed evitato la rottura della moneta unica (che era, letteralmente, a un passo).

Ma se il problema è quello – bloccare l’incremento del debito, perché altrimenti “i mercati smetterebbero di comprarlo”, qual è la risposta più logica e conseguente ?

Smettere, certo, di aumentare il debito da collocare sul mercato.

Ma senza fare austerità, senza distruggere domanda, senza gettare milioni di persone in povertà, senza provocare il fallimento di decine di migliaia di aziende.

Smettere di aumentare il debito da collocare ma nello stesso tempo incrementare domanda e potere d’acquisto a disposizione di famiglie e aziende.

Come ? tramite l’emissione diretta da parte dello Stato di un mezzo di pagamento che non ha bisogno di essere collocato sul mercato.

La Moneta Fiscale in una o più delle sue possibili forme (quali i Certificati di Credito Fiscale) è la risposta corretta.

L’austerità, la contrazione del potere d’acquisto in circolazione, non lo è. E’, al contrario, la strada per rendere la crisi permanente, con tutte le sue conseguenze in termini di disoccupazione, sofferenze, disagio sociale, crescita delle diseguaglianze.


giovedì 10 maggio 2018

La pessima idea della "patente di elettore"


E’ un’argomentazione ricorrente, che si legge o si sente formulare grosso modo nei termini seguenti.

Per guidare un’auto occorre sostenere un esame e dimostrare la propria capacità di condurre il mezzo, nonché la conoscenza delle regole della strada.

Allora, perché tutti dovrebbero avere la possibilità di votare alle elezioni ? non servirebbe, anche in questo caso, un esame che attesti conoscenze minime (per esempio) di economia e di diritto ? come possiamo sperare che vengano prese decisioni corrette da un elettorato che non ha determinati livelli di qualificazione su quei temi ?

E’ una di quelle idee che superficialmente possono apparire ragionevoli, o perfino brillanti. Invece è pessima.

Il diritto di voto spetta a tutti i cittadini perché tutti hanno un interesse legittimo alla gestione della cosa pubblica e alla promozione del benessere della comunità a cui appartengono.

Non tutti gli elettori hanno competenze specifiche su tutti i temi politici rilevanti, naturalmente. E non tutti potrebbero, in pratica, dedicarsi alla politica a tempo pieno (o prevalente). Proprio queste motivazioni rendono necessario un meccanismo di delega.

Ma il diritto di partecipare alla selezione degli organi politici spetta in quanto, appunto, si detiene un interesse legittimo. Le competenze le devono possedere gli eletti, non gli elettori.

Prendiamo il caso di una società per azioni. Immaginate di essere un’azionista di un’azienda quotata in borsa, che produce bulloni.

Avete diritto di voto in assemblea per scegliere il consiglio di amministrazione. Questo diritto deriva dal fatto che sappiate qualcosa di come si progettano, producono e commercializzano i bulloni ?

E’ assolutamente probabile che non ne sappiate nulla. E se anche foste competenti in materia, nella vita fate altre cose e avete quindi necessità che la gestione dell’azienda sia affidata a qualcuno che ne sappia di più e/o che ci si dedichi a tempo pieno.

Se non sapete nulla di bulloni, come effettuate la vostra scelta degli organi di gestione dell’azienda ? sulla base della fiducia che vi ispirano i candidati, dei risultati ottenuti in passato, delle proposte che formulano. E se vi accorgete ex post che qualcosa non funziona, che i risultati sono negativi, nell’assemblea successiva potrete votare per cambiare i gestori.

Il detentore di un interesse legittimo deve avere la possibilità di partecipare alla selezione dei gestori – sia di un’azienda, che di una comunità politica. Di solito, chi vuole introdurre la “patente di elettore” semplicemente non riesce ad accettare che la decisione dell’elettorato possa essere difforme dalla sua. Quando le elezioni danno un risultato che non gli piace, ne trae la conclusione che “l’elettorato ha sbagliato a votare perché è incompetente o disinformato”.

Come se in Italia, in particolare, non avessimo toccato con mano i catastrofici risultati di un governo selezionato su base “tecnica” e non politica, tra fine 2011 e inizio 2013…


martedì 8 maggio 2018

Debiti, impegni e albergatori


Sempre sul tema di quali siano i debiti, gli impegni e le passività che devono preoccupare l’Italia, e quali invece no: in questo post (scusate l’autocitazione) dicevo “apparentemente, la sua critica (NB di Roberto Perotti, ma vale anche per diversi altri commentatori) alla Moneta Fiscale è incentrata sul fatto che in ogni caso si tratta, in un modo o nell’altro, di una passività. E che aumentare le passività in circolazione sia qualcosa di intrinsecamente negativo, in particolare per l’Italia”.

Per riflettere una volta di più su questo (importantissimo) tema: immaginate di essere un albergatore. Possedete e gestite un piccolo albergo con dieci camere, ognuna delle quali ha un prezzo di listino di cento euro a giornata.

La capacità dell’albergo è sottoutilizzata. A volte risultano occupate tre camere su dieci, a volte cinque, a volte otto, mai però dieci su dieci.

Ora, quale delle seguenti due situazioni preferite:

un debito di centomila euro, da rimborsare cash

oppure

un impegno a far utilizzare, senza corrispettivo monetario, le camere per un totale di mille giornate.

Entrambe sono impegni, quindi passività. Anzi, stando alla definizione della Treccani, sono entrambi debiti: per debito s’intende infatti (secondo l’insigne dizionario enciclopedico) l’“obbligo del debitore di adempiere una determinata prestazione a vantaggio del creditore, consistente di solito nel dare o restituire qualcosa, soprattutto (ma non necessariamente, nota mia) denaro”.

Stando alla Treccani sono quindi, entrambi, debiti: ma…

Il primo dei due impegni comporta la fuoriuscita di centomila euro. E comporta anche un rischio d’insolvenza, perché i centomila euro potreste non averli.

Il secondo dei due impegni, nella sostanza, quale passività economica rappresenta ? nessuna. Siete solo vincolati a permettere l’utilizzo di camere d’albergo che altrimenti resterebbero sfitte.

Se avete capito la differenza tra le due situazioni (e francamente non mi sembra difficile…) non dovreste avere difficoltà a rendervi conto della differenza tra effettuare una manovra di politica economica espansiva emettendo debito da rimborsare in euro – oppure, emettendo Moneta Fiscale / CCF.

Tenuto conto naturalmente che, come si spiegava qui:

UNO, il potenziale produttivo italiano è fortemente sottoutilizzato (nell’albergo ci sono tantissime camere sfitte…).

DUE, sulla base di ipotesi cautelative, l’utilizzo dei CCF per conseguire sconti fiscali verrà compensato dal maggior gettito lordo prodotto dalla ripresa.

TRE, eventuali discrasie sono facilmente gestibili in quanto l’ammontare di CCF che diventano utilizzabili nei vari anni è solo una modesta frazione delle entrate totali percepite annualmente dalla pubblica amministrazione italiana.