domenica 21 maggio 2017

Deficit e debito pubblico: alcune verità

Molte delle quali controintuitive.

UNO: Il deficit pubblico è l’eccedenza della spesa governativa rispetto agli incassi.

DUE: E’ un dato di fatto contabile che, se il settore pubblico nazionale spende più di quello che incassa, il totale degli operatori economici al di fuori di esso incassa più di quanto spende.

TRE: Quindi se il settore pubblico nazionale è in deficit, si crea un accumulo di risparmio per pari importo in capo o al settore privato nazionale, o al settore estero.

QUATTRO: A fronte del deficit pubblico, se i conti con l’estero non sono passivi – e quelli dell'Italia oggi non lo sono, anzi – non si formerà risparmio netto nel settore estero. Dovrà invece formarsi, inevitabilmente, risparmio nel settore privato nazionale.

CINQUE: Se l’economia si trova in condizioni di pieno utilizzo delle sue risorse produttive, immettere ulteriore potere d’acquisto nel sistema economico crea inflazione. In queste condizioni, maggiori deficit pubblici aumentano il livello dei prezzi: di conseguenza si crea risparmio privato in termini monetari, ma non necessariamente in termini reali, perché il valore del risparmio privato viene eroso dall’inflazione.

SEI: Se invece nell’economia c’è un forte livello di risorse produttive inutilizzate, l’immissione di potere d’acquisto non è inflazionistica: la produzione aumenta di pari passo con la domanda, senza tensioni sui prezzi. Il risparmio privato quindi aumenta in termini sia nominali che reali.

SETTE: Il potere d’acquisto immesso nell’economia tramite il deficit pubblico potrebbe assumere la forma di un’emissione di moneta da parte dello Stato, per coprire la differenza tra spese e incassi.

OTTO: Tuttavia gli Stati hanno delegato alle banche centrali la facoltà di emettere moneta. Finanziano quindi l’immissione di potere d’acquisto collocando titoli di debito pubblico.

NOVE: Quest’ultimo passaggio non ha alcuna necessità logica. Lo Stato potrebbe emettere direttamente moneta. Il debito pubblico non esisterebbe. Lo Stato potrebbe casomai offrire ai cittadini che accumulano risparmio la possibilità di lasciarlo depositato in conti presso (per esempio) il Ministero dell’Economia, con scadenze e tassi d’interesse tali da fornire al depositante un’interessante opportunità d’investimento. Ma sarebbe un servizio proposto ai cittadini, non una necessità dello Stato per coprire le sue esigenze finanziarie.

DIECI: Chiamare debito il cosiddetto “debito pubblico”, e soprattutto considerarlo un problema, ha un senso solo se ed in quanto lo Stato non ha facoltà di emettere la moneta in cui è denominato il “debito” stesso, o comunque in quanto esiste il dubbio (più o meno remoto) che la banca centrale non garantisca la solvibilità dello Stato.


4 commenti:

  1. A parte le considerazioni macroeconomiche giustissime che condivido,non credi che, allo stato attuale, il "debito pubblico" sia in realtà il solo ammontare delle banconote in circolazione (ovvero in Italia poco più di 150 miliardi)e tutto il resto sia interesse composto maturato negli ultimi 70 anni? Grazie.Claudio Zanasi.

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    1. Sì e lì bisogna spiegare quanto di quegli interessi è dovuto ai tassi reali particolarmente elevati, negli anni in cui si è cercato a tutti i costi (e inutilmente) di mantenere il cambio fisso all'interno dello SME.

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  2. Nicola di Cesare: Ancora oggi, mi trovo a dover "discutere" (far comprendere) a molti presunti economicamente dotti la differenza esiziale tra moneta di Stato e moneta bancaria. Quando uno Stato per finanziare il proprio deficit emette titoli di debito (come oggi accade per la totalità della copertura) non sta affatto creando moneta ma la sta, da un lato spostando da alcuni soggetti economici ad altri e quota a parte di questo spostamento è rappresentato dagli interessi passivi (polarizzazione della ricchezza). Parlare di creazione di moneta in un sistema a totale appannaggio della moneta bancaria non ha senso. L'unica forma di creazione di moneta è rappresentata dalla moneta di Stato emessa senza debito con lo scopo di annullare la scarsità di moneta derivante dalla crescita degli scambi. Come giustamente si fa notare nel post, l'immissione di moneta di Stato che si limita a mantenere l'equilibrio tra domanda e offerta di moneta non può creare inflazione ma solo crescita del prodotto lordo. A determinare in realtà effetti inflattivi è sempre e solo l'eccesso di moneta in condizione di pieno utilizzo dei fattori produttivi (piena occupazione, scarsità di offerta, scarsità e saturazione del capitale fisso). Tale eccesso non può mai essere determinato dall'eccesso di immissione di moneta di Stato nel momento in cui tali condizioni non sono soddisfatte. E' vero invece il contrario, e cioè che in un sistema in cui uno stato non sia in grado di controllare la creazione di moneta bancaria, in condizioni di totale apertura dei mercati, è molto probabile che ciò accada, in quanto tutta la domanda in eccesso sarà illimitatamente soddisfatta da prodotti di provenienza estera attraverso l'indebitamento di famiglie e imprese. (Posterò questo commento nella mia bacheca).

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